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27-28 febbraio 2006. Roma, Italia
Sala dello Stenditoio Complesso del San Michele
Via di San Michele, 22

La cultura del web, il web per la cultura

Convegno a cura del Ministero per i Beni e le Atttività Culturali


Antonia Pasqua Recchia (Direttore Generale per l’innovazione tecnologica e la promozione)
La Direttiva per il Piano di comunicazione coordinata dei siti web del MiBAC per la loro accessibilità e qualità e l’Osservatorio per la qualità dei siti web pubblici culturali

Il mio compito è fare una riflessione su quanto è stato fatto finora e su quello che stiamo facendo, sulle prospettive che ci siamo posti in ordine. L’obiettivo fondamentale è diffondere la conoscenza culturale di qualità su Internet.

Le quattro componenti della giornata di oggi, facenti parte della direttiva del 9 novembre 2005, Linee guida per un piano di comunicazione coordinata dei siti web, sono: l’Osservatorio tecnologico per i beni e le attività culturali (OTEBAC), la seconda edizione del Manuale per la qualità dei siti web culturali pubblici, il Content management system open source e il kit Museo & Web. Questi prodotti definiscono un contesto di grande consapevolezza, compattezza e coerenza nel quale il MiBAC si sta muovendo, sapendo che in questa fase storica di sviluppo tecnologico le istituzioni della cultura e della memoria hanno il compito di popolare i contenuti digitali e le reti globali.

È una responsabilità che non possiamo lasciare ad altri, pena la dequalificazione del messaggio culturale e della stessa informazione di base, ma addirittura con il rischio di perdere l’identità con l’omologazione.

Questa consapevolezza è talmente condivisa a livello comunitario da aver determinato il grande successo dei progetti europei MINERVA e MICHAEL, e tutte le successive filiazioni che concretizzano l’impegno dei paesi europei in questo campo. In particolare, questi progetti definiscono la cornice tecnologico-semantica, di standard e di linee guida a cui fare riferimento per ogni iniziativa sulla digitalizzazione e sulla pubblicazione dei contenuti culturali sulla rete.
Da quelli che si potrebbero definire gli stati generali della cultura europea, che si sono costituiti il 2-3 maggio 2005, sotto il coordinamento del Ministero della cultura francese, con l’obiettivo di costruire proprio una carta per l’Europa della cultura, sono nati dei progetti. Fra questi, la Biblioteca digitale europea costituisce una risposta di qualità all’iniziativa di digitalizzare al massimo i contenuti culturali, i quali possono essere potenti motori di ricerca della cultura. Quest’ultima è un patrimonio europeo di espressioni del genio, dei valori, delle identità e delle particolarità di ciascuno dei paesi che devono essere massicciamente presenti sulla rete.
In quest’ottica, il concetto di Biblioteca digitale è esteso a comprendere tutto il patrimonio culturale digitalizzato, quindi il patrimonio dei musei, degli archivi, delle biblioteche, il patrimonio consistente nella digitalizzazione delle informazioni sui monumenti, sulle aree archeologiche e sul paesaggio, sul patrimonio audiovisivo.

In questo ambito, siamo intervenuti con forte determinazione sorta dall’emergenza di dare una cornice alle numerosissime iniziative che hanno caratterizzato la proliferazione di questi concetti negli istituti territoriali del Ministero.

La direttiva, emanata dal Viceministro il 9  novembre 2005 e diffusa con circolare n. 120 del 20 dicembre 2005, individua sei linee guida da applicare nella realizzazione di siti web culturali, utilizzando le metodologie individuate dal progetto Minerva e così costituisce una buona pratica sia a livello nazionale che internazionale.

La prima linea guida è: adottare gli standard, gli strumenti messi appunto dalla Direzione Generale per l’Innovazione e la Promozione nell’ambito del progetto Minerva e del progetto Michael, in particolare gli strumenti per la qualità e l’accessibilità dei siti web culturali e la descrizione delle risorse digitali. In questo modo c’è un preciso riferimento ai prodotti realizzati nell’ambito dei progetti citati.

Il manuale per la qualità dei siti web di cui oggi si presenta la seconda edizione, comprende i 10 principi per la qualità di un sito web culturale e il kit di progettazione Museo & Web che è un prodotto per l’autogestione di un sito web da parte di istituzioni museali di piccole e medie dimensioni.
Quello che noi stiamo facendo nell’ambito di questa linea guida è l’adattamento di questo kit, del corrispondente contest management system e la realizzazione dei siti web delle direzioni generali, dei dipartimenti e di tutte le strutture territoriali del ministero.

Direi, però, che c’è una componente aggiuntiva da considerare, che a seguito di un protocollo sottoscritto con il Ministero dell’Istruzione, è stato considerato come un patrimonio acquisito per la realizzazione dei siti web delle scuole e con i necessari adattamenti. Ciò, da un lato, è una manifestazione di quanto sia importante l’ottica anche del riuso e della disseminazione delle buone pratiche, dall’altro arricchisce di più il percorso per raggiungere l’obiettivo di dare uniformità che non è omologazione alla predisposizione dei contenuti culturali, come sono appunto quelli che si realizzano all’ interno delle scuole sulla rete Internet.

Analoghi accordi stiamo stipulando anche con le altre istituzioni della cultura e della memoria, in particolare anche con le università.

La seconda linea guida è favorire la riconoscibilità e la visibilità dell’identità delle istituzioni.

Questa è una linea guida che, nel caso di un ministero come il nostro, estremamente disseminato sul territorio, è una forza della nostra amministrazione, perché i beni culturali sono sul territorio e non nei palazzi dell’amministrazione centrale.

Questa linea guida è stata un’esigenza fondamentale, perché non possiamo non rilevare come ci sia una forte componente di autonomismo da parte delle istituzioni, in qualche modo visivamente non collegate ad un’unica ragione sociale e, quindi, nella seconda linea guida abbiamo individuato gli elementi fondamentali di uniformazione che vanno considerati e vanno sviluppati nell’ottica di unicità della rappresentazione.
Quindi sono da considerare la denominazione, il dominio, la testata, l’home page con i vari elementi, la dichiarazione delle finalità, l’indirizzo fisico e il selettore di lingua.

Quest’ultimo è uno degli obiettivi da porsi, il multilinguismo, che si presenta come un costo aggiuntivo notevole, ma è importante tenerne conto, perché nel momento in cui si imposta un sito web nei nostri istituti, va previsto che ci sia una traduzione delle pagine di maggiore impatto almeno in una lingua, quella inglese, e quindi una serie di suggerimenti su come utilizzare questo selettore.

La terza linea guida è favorire la trasparenza, che si declina in vari modi dal punto di vista legale, quindi le note legali sui diritti che gravano sul materiale pubblicato e sui loro detentori.

La creazione e l’aggiornamento dei contenuti cioè chi dà l’informazione, il nome del curatore, le novità quindi i suggerimenti, gli indirizzi, sono tutti volti a contestualizzare l’informazione che si dà sul web nel tempo e nello spazio con riferimento alle persone, in modo che il fruitore, il cittadino, il ricercatore abbia immediatamente la possibilità di pesare la tipologia di quell’informazione e di contestualizzarla e quindi a sua volta di potere giudicare l’affidabilità dell’azione delle proprie ricerche al proprio bisogno informativo e non.

L’uso corretto dei metadati descrittivo-tematici è una fondamentale linea di indirizzo, perché si tratta di utilizzare descrizioni normalizzate di questi documenti e dei loro contenuti semantici.

I dati istituzionali relativi ai siti web delle pubbliche amministrazioni centrali fanno riferimento al codice dell’amministrazione digitale e quindi all’organigramma, all’articolazione degli uffici e a tutte le specificazioni che aiutano ad orientare il fruitore del sito, quindi fanno riferimento a tutte le pubblicazioni ai sensi della legge 241, cioè l’elenco di tutti i bandi di gara, l’elenco dei servizi forniti in rete.

La quarta linea guida è favorire l’accesso dei disabili ai siti web. È chiaro che è un obbligo della pubblica amministrazione quello di consentire ai portatori di disabilità di fruire al meglio dei servizi che dispongono gli altri e quindi su questa linea dell’accessibilità telematica per i disabili, vi è una serie di indicazioni emanate nel decreto del Ministero delle innovazioni l’8 luglio 2005.

La quinta linea guida è adottare una strategia per la qualità dei contenuti di un sito web e per l’adesione a reti telematiche di settore.
Qui ragioniamo sulla necessità di coordinarsi nella realizzazione del sito con tutto ciò che c’è in ballo, sia all’interno che all’esterno dell’amministrazione.

Quello che c’è all’interno del ministero, in particolare, su questa materia è il Portale della Cultura Italiana.

Questo progetto che stiamo realizzando, lo conoscono tutti gli uffici territoriali perché sono stati i destinatari di risorse volte a digitalizzare e a rendere accessibili le risorse digitali già esistenti al motore di ricerca del Portale della cultura.

Questo processo di integrazione di contenuti digitali da parte delle nostre strutture è esteso anche alle altre istituzioni culturali del territorio che sono anch’esse parte consistente, comprimari di questo progetto, e successivamente si è esteso in ordine temporale alle università e alle altre istituzioni private che detengono patrimoni culturali digitalizzati e non.

La sesta linea guida è adottare una strategia per l’archiviazione sistematica dei contenuti soggetti a scadenza e per la conservazione a lungo termine dei siti web.

Questa è una linea guida molto nuova, perché va ad accogliere la necessità di memorizzare periodicamente il contenuto del sito che, per sua stessa natura è un contenuto molto unico con dei processi di invecchiamento molto più rapidi di quanto non possa esistere in un altro tipo di pubblicazione o di documentazione. Quindi c’è il bisogno di conservare i contenuti dei siti, man mano che questi si evolvono,perché anche questo è conservazione della memoria culturale e quindi individuazione di strumenti che ci permettono di fotografare e poi di poterli recuperare all’informazione, nel momento in cui si rendesse necessario lo stato dei siti in un certo periodo, in una certa data.

Quello che va sottolineato è la straordinaria collaborazione e lo straordinario impegno di tempo e lavoro dedicato a questo progetto anche dal Centro nazionale per l’informatica della pubblica amministrazione, in particolare riguardo all’accessibilità dei siti web.

Gli strumenti che noi abbiamo avviato, in particolare, sono l’Osservatorio tecnologico per i beni e le attività culturali (OTEBAC), che in questo modo può sembrare qualcosa di molto vago, generico, poco operativo, invece è una realtà estremamente operativa perché è un osservatorio mirato a monitorare l’evoluzione della realizzazione dei siti web, costituito presso la Direzione generale per l’innovazione tecnologica, poggiato molto fortemente sul lavoro e sulle risorse umane del progetto Minerva. È anche un osservatorio mirato a porsi come punto di riferimento per dare supporto consulenziale per la realizzazione di questi siti.  Bisogna dire che, in questi pochi mesi di vita, l’Osservatorio sta portando avanti con grande impegno il generale apprezzamento di questa missione.

Questa Direzione generale sta cercando di realizzare questi progetti in attivazione delle linee guida che abbiamo detto, con alcune certezze che sono quelle dell’assoluta condivisione degli obiettivi da parte degli altri settori del ministero.

La Direzione è collocata nel dipartimento trasversale, che eroga dei servizi comuni a tutti, ma oltre a questa collocazione di tipo giuridico che può avere certamente un senso ma non è sufficiente, c’è una collocazione di tipo anche operativo che si basa proprio sulla condivisione dei progetti.

Non posso non sottolineare l’assoluta condivisione delle strategie, degli obiettivi e dei piani d’azione che rispetto a queste iniziative e a questi progetti viene dal Dipartimento per i beni archivistici e librari. Ciò è un punto fondamentale a due livelli, in quanto nel dipartimento esiste una realtà che nel campo della digitalizzazione è la punta più avanzata dell’amministrazione ovvero quella del settore bibliotecario.

Quello che stiamo facendo è la Costituzione di una Commissione nazionale per il coordinamento delle politiche dei programmi di digitalizzazione divisa in cinque gruppi che corrispondono ai cinque gruppi di lavoro europei.

I cinque gruppi corrispondono alle cinque aree d’azione. Alcuni sono: il gruppo utenti e contenuto, il gruppo per le tecnologie della digitalizzazione dove parliamo degli standard e dei metadati.

Qui vediamo l’attività incrociata dei nostri istituti centrali: dell’Istituto centrale per il catalogo unico, dell’Istituto centrale per la documentazione, degli altri istituti che possono elaborare standard e quindi dare linee a cui uniformarsi per l’acquisizione digitale dei documenti.

Inoltre, vediamo anche il gruppo sulla sostenibilità dei contenuti digitali, sulla capacità da parte delle amministrazioni di investire come carico economico questi progetti, la conservazione del digitale e anche qui vediamo presenti importanti parti della nostra amministrazione ad esempio il Centro di fotoriproduzione e restauro degli Archivi di Stato nell’ambito della preservation.

Uno degli obiettivi è quello di elaborare una strategia italiana che possa porsi in modo coordinato nei confronti degli altri paesi europei nell’ambito dell’iniziativa della commissione sulla biblioteca digitale italiana che si sta organizzando a livello europeo.

A questa imponente area di attività all’interno del ministero stiamo realizzando, anzi è stata già realizzata, la Biblioteca Digitale Italiana - Internet Culturale; stiamo realizzando il Portale della cultura italiana, un progetto che ha bisogno di una propria dimensione esplicativa; con la collaborazione della direzione generale per il patrimonio storico-artistico siti web di molti musei italiani; siti web in collaborazione con la Direzione generale per l’archeologia; siti web di musei, visite virtuali e archeoguide, quindi un complesso di iniziative volte alla digitalizzazione anche del patrimonio archeologico.

Abbiamo avviato una massiccia campagna di digitalizzazione sulle schede di catalogo riguardo il progetto che sta coinvolgendo centinaia di giovani operatori nel territorio afferente alle soprintendenze per il patrimonio storico-artistico e che darà a valle, come output, la digitalizzazione di oltre un milione e mezzo di schede di catalogo di beni storico-artistici che vedranno riversati nel sistema informatico generale del catalogo. Naturalmente questi dati verranno resi visibili sul web con finanziamenti che vengono tutti orientati oltre alla loro finalità ultima, anche alla digitalizzazione delle schede di catalogo afferente al patrimonio archeologico e nell’ambito di un progetto che si chiama Cultura on-line, che vede l’integrazione virtuale dei sistemi informativi del Ministero, anche la digitalizzazione delle schede di catalogo del patromonio monumentale italiano.

Voglio anche citare, per la presenza dell’ing. Alterisio, un’attività che stiamo portando avanti e che è quella di dare accesso, attraverso il portale delle imprese gestito dal Centro nazionale per l’informatica, a banche dati di interesse per particolari categorie di professionisti o anche di studi di cittadini. Una di queste è il vincolato architettonico, il vincolato immobiliare, banca dati che è stato frutto del progetto di evoluzione cartorischio è che insieme con le altre anime dell’amministrazione, le anime tecniche e quindi la direzione dei beni architettonici, le direzioni regionali verrà implementata.


Copyright Minerva Project 2006-04, last revision 2006-04-28, edited by Minerva Editorial Board.
URL: www.minervaeurope.org/events/roma06022728/recchia06022728.htm