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Manuale per l'interazione con gli utenti del Web culturale
Prima edizione (Aprile 2009)
a cura di Pierluigi Feliciati e Maria Teresa Natale
MINERVA EC Working Group “Quality, Accessibility and Usability”


Introduzione all'edizione italiana

Molto è già stato detto sul ruolo più che positivo per la comunità dei beni culturali italiana delle attività connesse al progetto europeo MINERVA. Ricordiamo l’inatteso successo del Manuale per la qualità dei siti web pubblici culturali1: seimila copie stampate e distribuite; migliaia di “scaricamenti” dal Web, ma soprattutto la crescita di una “comunità” di persone disposte a scambiarsi idee e soluzioni pratiche, indipendentemente dalle comunità di settore e dalle appartenenze più o meno istituzionali.

I numerosi convegni e seminari di presentazione del Manuale e degli altri strumenti MINERVA2, tenuti nelle principali città italiane, hanno sempre incontrato una grandissima attenzione, spiegabile con la grande richiesta di indicazioni teoriche e di strumenti concreti di applicazione del Web al settore del patrimonio culturale.

Il merito di MINERVA è di aver saputo parlare un linguaggio trasversale ai settori della cultura, non troppo gergale, che ha permesso di entrare in sintonia pur trattando di un argomento legato alle applicazioni tecnologiche. Ne è nato un dibattito, cui moltissimi hanno contribuito portando esperienze proprie al di là delle singole provenienze e consentendo di accumulare nuovi spunti.

Raccogliendo e diffondendo tutti questi contributi, nuova esperienza comune si andava a creare per quella rete di persone in crescita intorno a un modello di qualità web da sperimentare insieme.

A questo proposito non possiamo non ricordare i Principi per la qualità del Web culturale (disponibili in ben 13 lingue)e il relativo manuale3.

Ulteriore e prezioso strumento per la comunità del “Web culturale” sono stati i modelli di riferimento per siti culturali avviati a partire da “Museo & Web”4 e l’omonimo tutorial tecnico online, una vera e propria cassetta degli attrezzi semplice ed accessibile per muoversi più agevolmente nella progettazione web.

I modelli sono stati poi adattati a un sistema integrato di Content Management (CMS) per la gestione e il controllo di documentazione informativa multi-formato ed eterogenea, da pubblicare in rete. Il sistema, in open source distribuito con licenza GNU GPL (General Public License), consente, anche a personale non esperto, di partecipare attivamente al processo di creazione e pubblicazione dei contenuti, apportando in tempo reale il proprio contributo, secondo la propria qualifica e competenza5.

Tuttavia, non si può prescindere dagli altri strumenti elaborati dagli altri gruppi di lavoro di MINERVA, dedicati all’applicazione di tecnologie digitali per i beni culturali in tutti gli altri fondamentali aspetti che quest’attività comporta. A cominciare dal quadro normativo europeo e nazionale6, dal rispetto dei diritti connessi7, dalla corretta impostazione e gestione dei progetti e la grande attenzione all’interoperabilità – nei suoi risvolti tecnici e organizzativi8.

Tornando al Web culturale, da un paio d’anni a questa parte è apparso evidente come il pur vigente modello basato sulla triade istituzioni-informatici-utenti finale su cui si basava il primo Manuale sulla qualità iniziasse a perdere di validità. Sembrano piuttosto stabili le istituzioni culturali, anche se sempre più consapevoli tecnologicamente, interconnesse tra di loro e coinvolte in reti trasversali istituzionalmente e settorialmente.

Sono, oggi, forse un po’ meno deus ex machina gli informatici, che si trovano a confrontarsi con una comunità di committenti sempre più consapevole ed esigente, è soprattutto la nozione di utenza a essere cambiata, velocemente e radicalmente. Non è infatti più valido rivolgersi oggi all’utente-cittadino che fruisce passivamente dei contenuti selezionati e organizzati da un soggetto solo, secondo un rapporto comunicativo basato sul broadcasting. L’utente web, dal 2005 in poi, è sempre più prosumer, entità ibrida che può essere di volta in volta producer e/o consumer, ma anche user agent (robot, spider, crawler, harvester…), applicazione che usa, recuperandoli, memorizzandoli e/o riusandoli,  i contenuti e servizi messi a disposizione del multiverse della Grande Rete.

L’offerta di contenuti e applicazioni sul Web, insomma, è sempre più articolata, configurandosi allo stesso tempo come veicolo di informazioni e di comunicazione, come archivio enciclopedico e strumento di formazione culturale, come area di entertainment e interazione con la comunità, come piattaforma tecnologica.

Il successo impetuoso del Web 2.0, la Rete sempre più “sociale” perché basata più sulla condivisione e sullo scambio che sulla semplice fruizione, ci ha gettato in un momento di transizione caotico e tendenzialmente anarchico, tutto sommato non diversamente da come era successo quando era nato, una decina d’anni prima, il Web che oggi numeriamo 1.0.

Non si può evitare di confrontarsi con un’evidente voglia di sperimentare e dare spazio alla propria creatività, per cui il grande pubblico sembra svolgere un funzione di traino nei confronti delle istituzioni più refrattarie alle tecnologie di rete. Certo, tutti mostrano una gran voglia di esserci, anche se non è sempre ben chiaro perché: vale ad esempio tra tutti Facebook9, social network cui tutti sono iscritti, ma quasi nessuno sa bene cosa può comportare la propria presenza.
In questo quadro, con i rapporti d’authority in corso di radicale mutamento, diviene talvolta difficile riconoscere l’identità dell’istituzione, che pubblica contenuti sulle reti sociali, ma non sempre marcando la propria identità rispetto agli utenti che usano, riusano e commentano tutto.

Dal punto di vista della progettazione e del mantenimento dei progetti web, infine, va rimarcato un perdurante alto costo di mercato di molte applicazioni, specie quelle di gestione dei dati: se da un lato proliferano le risorse software, mancano dall’altro strategie condivise e “leggere” per agevolare la ricerca dei contenuti e la loro conservazione, funzioni lasciate a un mercato d’élite fatto di pochi grandi soggetti.

Di quale supporto rinnovato avrebbero potuto aver bisogno, gli istituti culturali? Di certo era necessario permettere a tutti di approfondire la conoscenza sulle potenzialità delle nuove applicazioni 2.0 per comprendere come erogare al meglio i servizi, facendo tesoro della conoscenza e dello scambio delle prime buone pratiche.

Per sostenere il mondo dei beni culturali nella selezione dei servizi da sviluppare ed erogare, sempre convinti del vecchio principio del meglio pochi e di buona qualità, piuttosto che molti erogati in modo caotico, era necessaria una nuova guida che consentisse di tenere in debito conto gli utenti.

Per sapere insomma, nella fase progettuale, ciò di cui più gli utenti possono avere bisogno e, nella fase di mantenimento on-line, per analizzare approfonditamente e analiticamente i loro comportamenti, non temendo di chiudere un servizio se dimostra di non funzionare (il cosiddetto trauma del zero comment).

Un auspicio che non può essere taciuto, la cui soddisfazione non dipende direttamente dai gruppi di lavoro MINERVA anche se non è stata certo poca la collaborazione reciproca, negli anni, con le autorità tecniche del Governo italiano, è che si avvii una revisione della legge 4/2004 sull’accessibilità universale dei contenuti e dei servizi informatici alla luce delle nuove tecnologie, delle nuove applicazioni.

Dunque, il gruppo di lavoro 5 europeo del progetto MINERVA eC, fin dal primo meeting di Berlino del 20 giugno 200710, stabilì di concentrare le proprie attività nella redazione di un nuovo manuale, che potesse fungere da vademecum sul panorama delle applicazioni web, di prima e seconda versione, nel mondo dei beni culturali e servisse inoltre da guida nella scelta delle applicazioni, nella progettazione, nella verifica di soddisfazione da parte degli utenti. I principi chiave da cui si partiva erano frutto del lungo lavoro dei gruppi MINERVA: primo, la qualità è fondamentale sin dall’inizio del progetto; secondo, l’utente è fondamentale – va coinvolto in tutte le fasi del progetto; terzo, non si perdano di vista scenari e problematiche relativi a interoperabilità e conservazione a medio e lungo termine delle risorse che si creano e si raccolgono.

Una volta costituito il gruppo di lavoro europeo, nel corso dell’autunno e inverno 2007-2008, con il prezioso coordinamento scientifico di Monika Hagedorn-Saupe e quello editoriale di chi scrive, si è proseguita l’attività – tramite un flusso di lavoro e una serie di riunioni unicamente telematici – finalizzata alla stesura di un testo in lingua inglese che, presentato in forma di draft alla Conferenza europea di Lubiana11 ai primi di giugno del 2008 e ulteriormente emendato e arricchito dopo quell’occasione grazie al generoso confronto con la comunità MINERVA, ha visto la luce (in versione stampata e sul web, in versione PDF e in quella ipertestuale in XHTML) qualche mese dopo con il titolo di Handbook on cultural web user interaction12.

L’occasione per la presentazione ufficiale e la prima distribuzione dell’Handbook è stata la Conferenza internazionale “European standards and guidelines for the access to digital cultural content” svolta a Leipzig in Germania il 24-26 settembre 200813, che ha segnato al tempo stesso la chiusura del progetto MINERVA eC e l’apertura di una serie di tavoli e di progetti, basati in buona parte sulla ormai consolidata comunità di esperti MINERVA e MICHAEL.

Il manuale sull’interazione con gli utenti web è stato particolarmente ben accolto, in quell’occasione, raccogliendo tra l’altro le prime dimostrazioni di interesse a realizzarne traduzioni in altre lingue (europee e non).

L’edizione italiana dell’Handbook conserva la struttura e la maggior parte dei contenuti del manuale in inglese, integrati però da un maggior numero di schede dedicate a buone pratiche ed esempi tratti dalle applicazioni web culturali italiane e da un diversa articolazione delle appendici. Si è ritenuto infatti opportuno riportare il testo della direttiva del 27 luglio 2005 per la qualità dei servizi on-line, un interessante saggio di Gino Roncaglia sull’architettura in Second Life e il modello di questionario elaborato in occasione della Conferenza di lancio di CulturaItalia il 2 aprile 200914.

Pierluigi Feliciati – Maria Teresa Natale
“Quality, Accessibility and Usability”


1 Manuale per la qualità dei siti web pubblici culturali, ed. it., seconda edizione, a cura di Fedora Filippi, Roma: Ministero per i beni e le attività culturali, Progetto MINERVA, 2005, <http://www.minervaeurope.org/publications/qualitycriteria-i.htm>.

2 Si veda il catalogo delle pubblicazioni edite dal Progetto MINERVA: <http://www.minervaeurope.org/publications.htm>.

3 Principi per la qualità di un sito web culturale: <http://www.minervaeurope.org/structure/workinggroups/userneeds/documents/cwqp-i.htm>; Quality principles for cultural Web sites: a Handbook, Roma: Ministero per i beni e le attività culturali, MINERVA Project, 2005, < http://www.minervaeurope.org/publications/qualitycommentary_en.htm>.

4 <http://www.otebac.it/index.php?it/97/kit-di-progettazione-e-architetture>, dove sono consultabili e scaricabili, oltre a Museo&Web: Archivio&Web, Biblioteca&Web, Scuola&Web, Direzione&Web e Soprintendenza&Web.

5 Se in un primo momento l’applicativo era destinato sopratutto ai musei, in seguito è stato sviluppato affinché potesse essere utilizzato anche da altre categorie di istituzioni culturali, sia pubbliche che private. Allo stato attuale, ne hanno fatto uso uffici centrali del MIBAC, archivi, biblioteche, musei gallerie e pinacoteche, sistemi museali, direzioni regionali, soprintendenze, fondazioni, orti botanici, musei virtuali, monumenti... Dal 2006 sono state rilasciate cinque versioni dell’applicativo e i codici sorgenti sono stati richiesti da circa 320 istituzioni pubbliche e private. A partire da luglio 2006 a oggi sono già stati pubblicati con questo prodotto più di 100 siti web. Per dare supporto agli enti che utilizzano Museo & Web, l’OTEBAC mette a disposizione un help desk tecnico online, attivo undici mesi all’anno. Allo stato attuale sono iscritte alla lista di discussione tecnica 180 utenti e i messaggi circolati in lista sono stati quasi 2000 da luglio 2006 a oggi .

6 Ci si riferisce alla Directory of European and national rules on Web Applications (updated version, 21 May 2008), curata dallo staff di ricerca della Biblioteca del Senato italiano, <http://www.minervaeurope.org/ eu_nat_webapplications.html>.

7 La MINERVA Guide to Intellectual Property Rights and Other Legal Issues, edited by Naomi Korn, Roma 2005, ora sostituita dalla MINERVAeC IPR Guide, 2008, <http://www.minervaeurope.org/IPR/IPR_guide.html>.

8 Linee guida tecniche per i programmi di creazione di contenuti culturali digitali, edizione italiana 2.0, <http://www.minervaeurope.org/publications/lineeguidatecnicheita/indice.html>.

9 <http://www.facebook.com>.

10 Al meeting di Berlino, coordnato da Monika Hagedorn-Saupe, fu costituito il gruppo di lavoro WG5, coinvolto poi nella redazione dell’Handbook.

11 “Culture Online”, 5-6 giugno 2008, organizzata dalla Presidenza slovena dell’Unione Europea, <http:// www.ekultura.si/>.

12 Handbook on cultural web user interaction, edited by MINERVA EC Working Group “Quality, Accessibility and Usability”, September 2008, <http://www.minervaeurope.org/publications/handbookwebusers.htm>.

13 <http://minervaconference.armuli.eu/>.

14 “CulturaItalia e il contributo italiano a Europeana”, Roma, 2 aprile 2009, <http://www.otebac.it/index.php?it/ 262/culturaitalia-e-il-contributo-italiano-a-europeana>.

 

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